Annosa questione quella del budget stanziato per la cyber security. Il quale vanta tutt’ora dei picchi considerevoli a latere di un attacco informatico particolarmente devastante, a partire dal momento più immediato di gestione della crisi.
Attenzione, però: purtroppo, queste non sono ancora pratiche diffuse dal momento che tutt’ora assistiamo a desolanti comunicazioni di data breach. Ma in generale la leva migliore per aumentare gli investimenti in sicurezza cyber oscilla fra il near miss e l’attacco che ha dispiegato in pieno i propri effetti. Harsh but true, direbbero gli anglofoni.
Ma la confusionaria sarabanda di investimenti cyber post attacco è davvero efficace ed efficiente o piuttosto esprime la solita cerca di miracoli, facili soluzioni una tantum per cui poi non ci si debba più impegnare nella postura di sicurezza? Quel min/maxing che nel gaming funziona bene, andando a rafforzare solo le caratteristiche rilevanti a scapito di quelle irrilevanti, nella gestione di sicurezza significa accettazione dei rischi residui e investimenti secondo priorità.
Insomma: qualche analogia c’è, e forse può essere un buon esempio se c’è consapevolezza tanto dei punti forti che dei punti deboli sia sul piano di governance sia sul piano operativo.
Il budget non basta mai, perché da solo non fa miracoli né convince un attaccante a desistere, ma è condizione necessaria per mantenere un livello di sicurezza adeguato alle minacce e agli obblighi cogenti, entrambi criteri da non sottovalutare.
Guardare agli investimenti in sicurezza cyber come leva di competitività è una forma mentis corretta a riguardo, ma non è qualcosa di semplice nel momento della messa a terra delle strategie e dello stanziamento del budget.
Anche perché l’evoluzione degli scenari d’attacco e delle tecniche di difesa impone una governance proattiva.
Basti pensare all’Identity Management e al modello di Identity-First Security, che ridisegna l’architettura ponendo al centro l’identità riducendo frammentazione e complessità (e quindi, i relativi costi).
Vero è, dunque, che il budget nella sicurezza cyber, da solo, non basta. Bisogna saperlo allocare. Magari prima di un incidente e senza quella fretta che sa essere pessima consigliera in ogni ambito.