
Nell’estate del 2003 il Pentagono provò a costruire un mercato dove si poteva scommettere su assassinii politici, colpi di stato e attentati terroristici in Medio Oriente. Si chiamava Policy Analysis Market, lo aveva disegnato l’agenzia per i progetti di ricerca avanzata della difesa, e l’idea di fondo era di una freddezza implacabile: se vuoi sapere quanto è probabile che cada un governo o esploda una bomba, chiedilo a un mercato, perché un mercato dove la gente rischia soldi veri ti dà previsioni più oneste di qualsiasi analista che rischia solo la reputazione. Quando due senatori scoprirono il progetto e lo raccontarono alla stampa, l’indignazione fu tale che il Pentagono lo cancellò nel giro di quarantotto ore e l’ammiraglio che lo guidava si dimise. La domanda che quel mercato poneva, però, non è mai stata cancellata, ed è la stessa che oggi divide gli Stati Uniti dall’Europa: trasformare il futuro in un titolo da comprare e vendere è un atto di conoscenza o un vizio da regolamentare
Ventitré anni dopo quella domanda ha smesso di essere teorica e ha preso il volto di un trentaseienne italiano che lavorava alla sicurezza informatica di Google, un uomo che – secondo l’accusa – ha trasformato un’informazione riservata in poco più di un milione di dollari prima di ritrovarsi incriminato a New York con tre capi d’accusa federali.
Cosa compra davvero chi “scommette” sul futuro
Partiamo dai fatti, perché il meccanismo è meno esotico di quanto sembri. Un prediction market è un mercato dove si comprano e si vendono contratti binari legati a un evento futuro: “Trump vince le presidenziali”, “l’inflazione supera il 3% a giugno”, “questa squadra arriva in finale”. Ogni contratto vale un dollaro se l’evento si avvera e zero se non si avvera, e il prezzo a cui viene scambiato nel frattempo, diciamo sessantadue centesimi, è leggibile come la probabilità che il mercato assegna a quell’esito: il 62%. Comprate a sessantadue, se avevate ragione incassate cento, se avevate torto perdete tutto. Detto così è una scommessa, ma detto in un altro modo è uno strumento finanziario derivato, identico nella struttura a un’opzione su un indice di borsa, ed è in questo scarto fra i due modi di dirlo che si gioca tutta la partita regolatoria.
I due nomi che contano sono Polymarket e Kalshi. Il primo, fondato nel 2020 da Shayne Coplan, vive interamente nel mondo delle criptovalute: si deposita in stablecoin, si opera su blockchain, non c’è una banca di mezzo. Il secondo è una piattaforma regolamentata che opera negli Stati Uniti come mercato a contratti designato, sotto l’occhio dell’autorità federale che vigila sui derivati su materie prime. Numeri che fino a ieri erano da nicchia per appassionati, oggi sono da finanza vera: secondo i dati raccolti dal Pew Research Center, il volume mensile combinato delle due piattaforme è passato da meno di 5 miliardi di dollari nel settembre 2025 a circa 24 miliardi nell’aprile 2026, e nell’arco di un anno Kalshi ha mosso quasi 40 miliardi di dollari, l’87% dei quali sullo sport. Durante le elezioni americane del 2024 i mercati politici hanno rappresentato il 65% del volume di Polymarket, con una singola scommessa da 80 milioni di dollari piazzata su Trump da un trader francese: ed è proprio quell’ottantina di milioni che, come vedremo, ha fatto scattare l’allarme a Parigi.
La difesa intellettuale di questi mercati è solida e ha radici nobili. Nel 1945 l’economista Friedrich Hayek scrisse un saggio breve e fondamentale, The Use of Knowledge in Society, in cui spiegava che la conoscenza utile a una società non sta mai concentrata in una testa sola, ma è dispersa in milioni di frammenti sparsi fra milioni di persone, e che il prezzo di mercato è il meccanismo più efficiente mai inventato per aggregare quei frammenti in un unico numero leggibile. Un prediction market è l’applicazione letterale di questa idea: invece di chiedere a un sondaggista cosa pensa la gente, lasci che la gente metta i soldi dove mette la bocca, e il prezzo che ne emerge è quella che il giornalista James Surowiecki ha chiamato la saggezza della folla, una macchina della verità alimentata dall’avidità che, quando funziona, è accurata in modo quasi imbarazzante, perché chi sa qualcosa che gli altri non sanno ha tutto l’interesse a tradurre quel sapere in una posizione di mercato, spingendo il prezzo verso la realtà. Tenetelo a mente, perché è esattamente la trappola in cui è caduto il nostro ingegnere: in un prediction market chi sa qualcosa che gli altri non sanno viene premiato, ed è insieme il cuore del modello e il cuore del reato.
La guerra dei nomi: derivato finanziario o gioco d’azzardo?
Qui il ragionamento si complica, ed è il punto in cui il mio lavoro quotidiano sulle narrative incontra il diritto. Perché la differenza fra uno strumento finanziario e una scommessa, dal punto di vista della struttura economica, è quasi inesistente: in entrambi i casi metti del denaro a rischio su un evento incerto e il tuo guadagno dipende dall’esito. La differenza non è nella cosa, è nel nome che le diamo, e quel nome pesa quanto una legge, perché se la chiami “derivato” la regolano le autorità finanziarie con le loro regole su trasparenza e capitale, se la chiami “scommessa” la regolano le autorità del gioco d’azzardo con le loro regole su licenze, tutela del giocatore e tassazione. Chi vince la guerra del nome decide quale stato di cose diventa legale.
Gli Stati Uniti hanno scelto, e hanno scelto “finanza”. Dopo aver bloccato Polymarket nel 2022 con una multa di 1,4 milioni di dollari per aver operato come mercato non autorizzato, l’autorità federale ha cambiato rotta: nel luglio 2025 Polymarket ha acquisito per 112 milioni di dollari una società già titolare di licenza federale per i derivati, comprandosi di fatto il diritto di esistere legalmente, e tanto il Dipartimento di Giustizia quanto l’autorità sui derivati hanno chiuso le indagini senza ulteriori provvedimenti. La piattaforma che tre anni prima era stata espulsa dal mercato americano è tornata dalla porta principale, riclassificata da bisca a borsa.
L’Europa ha scelto l’altro nome, e ha tracciato una mappa che vale la pena percorrere paese per paese, perché “in mezza Europa” non vuol dire niente.
La mappa europea del divieto, paese per paese
La Francia è stata la prima a muoversi e la più dura. L’autorità nazionale dei giochi ha imposto un primo blocco geografico a fine 2024, riducendo Polymarket alla sola consultazione, e a fine 2025 ne ha ordinato la chiusura definitiva sul territorio francese, qualificando i mercati predittivi in criptovaluta come gioco d’azzardo non autorizzato. Il grilletto, come racconta igamingbusiness, è stata proprio quella scommessa monstre da 80 milioni sulle presidenziali americane: in Francia gestire una piattaforma di gioco senza licenza espone a multe fino a 200.000 euro e a pene detentive, e nessuno a Parigi ha voluto correre il rischio.
Il Belgio ha seguito a ruota: dopo due diffide ignorate dalla piattaforma, la commissione belga per i giochi ha inserito Polymarket nella propria lista nera il 30 gennaio 2025, ordinando ai fornitori di accesso a internet di bloccare il sito, come riporta SBC News. Nello stesso periodo si sono mossi i Paesi Bassi, che hanno qualificato l’attività come gioco d’azzardo illegale, e la Polonia.
E qui, perché parliamo a un pubblico italiano, va detto chiaro che anche l’Italia ha chiuso la porta, e l’ha fatto prima di molti altri: il 22 ottobre 2025 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inserito Polymarket nella propria blacklist con un decreto direttoriale, ordinando ai provider nazionali di oscurare l’accesso, sulla base del fatto che un mercato predittivo è a tutti gli effetti una scommessa a quota fissa offerta senza concessione, come documenta Cryptonomist. Il dettaglio che racconta meglio di ogni analisi la schizofrenia di questo settore è che, pochi mesi dopo essere stata bandita dal mercato italiano, Polymarket ha firmato un contratto di sponsorizzazione da 22 milioni di dollari con la Società Sportiva Lazio, mettendo il proprio marchio sulle maglie di una squadra di un campionato che ai suoi utenti italiani è vietato per legge, un paradosso raccontato daCasino.org che da solo spiega perché i regolatori arrancano: la piattaforma può essere oscurata, ma il suo logo continua a correre in campo la domenica.
L’ultimo paese a chiudere la porta, in ordine di tempo, è la Spagna, che a maggio 2026 ha ordinato ai provider di bloccare sia Polymarket sia Kalshi, prima volta in Europa che il blocco colpisce anche la piattaforma regolamentata americana, contestando non solo l’assenza di licenza ma anche la mancanza di qualsiasi verifica dell’identità e di controlli su minori e autoesclusi, come documenta CoinDesk.
Restano fuori da questo blocco totale solo poche eccezioni con sfumature diverse: in Germania lo scambio è proibito, nel Regno Unito i mercati predittivi sono trattati come intermediari di scommesse alla stregua di Betfair e possono operare, ma solo con una licenza della commissione britannica sul gioco, licenza che Polymarket non possiede mentre operatori come Betfair Predicts l’hanno ottenuta nel 2026. Il quadro complessivo lo ha fotografato bene Euronews: il business di prevedere il futuro è in piena espansione, e i regolatori europei restano a disagio.
C’è una ragione tecnica, dietro questa divaricazione, e l’ha spiegata un’analisi pubblicata sull’Oxford Business Law Blog: nessuno stato dell’Unione ha finora applicato ai prediction market la disciplina europea sugli strumenti finanziari, e la direzione che il diritto sta prendendo è quella di un “test di previsione”, ovvero distinguere caso per caso fra mercati basati su eventi genuinamente finanziari, da trattare come derivati, e mercati basati su qualsiasi altro evento, dalle elezioni al meteo alla salute del Papa, da trattare come gioco d’azzardo. È un confine ragionevole sulla carta e quasi impossibile da tracciare nella pratica, perché la blockchain non conosce frontiere e il blocco geografico si aggira con tre clic e una rete privata virtuale. È la vecchia intuizione di Lawrence Lessig, il giurista di Harvard che già alla fine degli anni Novanta avvertiva che nel mondo digitale il codice è legge: quando l’architettura tecnica di una piattaforma rende l’accesso universale e anonimo, la legge nazionale diventa una linea disegnata sull’acqua, e il divieto si trasforma in un atto simbolico più che in una barriera reale.
Il procione che sapeva troppo
E arriviamo all’italiano nella faccenda, ma arriviamoci con una premessa per me non negoziabile: Michele Spagnuolo, trentasei anni, ingegnere della sicurezza informatica di Google dal 2014, al momento è soltanto un accusato, e fino a una sentenza definitiva vale la presunzione di innocenza e non il clamore dei titoli. Detto questo, il quadro dipinto dall’incriminazione della procura federale di New York, ripreso da BleepingComputer, è quello di un uomo che fra ottobre e dicembre 2025 avrebbe usato un account Polymarket sotto lo pseudonimo AlphaRaccoon (Procione Alfa) per scommettere su quali nomi sarebbero comparsi nel “Year in Search”, la classifica annuale delle ricerche più popolari di Google, sfruttando uno strumento interno marcato “Google Confidential” che conteneva quei dati in anteprima. Avrebbe puntato soprattutto su chi non sarebbe arrivato in cima, rischiando secondo l’accusa circa 2,75 milioni di dollari per portarne a casa 1,2 milioni, e il procuratore Jay Clayton ha riassunto il principio in gioco: “corporate insiders cannot use confidential business information to turn a profit in our markets” (Trad. “gli insider aziendali non possono usare informazioni riservate per ricavare un profitto nei nostri mercati”).
Ed è qui che il caso diventa istruttivo, perché illumina una contraddizione che vive nel cuore di questi mercati. Quella macchina della verità che premia chi sa di più finisce per incriminare proprio l’uomo che, secondo l’accusa, sapeva di più. La differenza fra il “trader brillante con un vantaggio informativo”, che il sistema celebra, e l’“insider criminale”, che il sistema persegue, sta tutta nella provenienza di quell’informazione: l’una è dispersa e legittima, frutto di intuizione e analisi, l’altra è monopolizzata e rubata da un cassetto aziendale. Ma per il mercato, dall’esterno, le due cose sono indistinguibili, perché il prezzo non porta scritto in faccia da dove viene il sapere che lo muove, e così una macchina che si nutre di informazione asimmetrica non sa distinguere il genio dal ladro: una crepa strutturale, altro che dettaglio tecnico, tanto che gli stessi legislatori che hanno appena riabilitato Polymarket si trovano ora a discutere come proteggerlo dall’unica forma di intelligenza che lo rende efficiente.
E qui parlo da osservatore, non da giudice, perché due cose non mi tornano. La prima è una sproporzione che raramente racconta tutta la storia: un ingegnere senior di una delle aziende più ricche del pianeta, con uno stipendio e una reputazione che valgono molto più di un milione di dollari (all’anno…), che mette a rischio carriera, libertà e patrimonio per una vincita che, nella sua posizione, è quasi un dettaglio. Non ha il profilo di chi ha disperatamente bisogno di quei soldi, ed è questa stranezza a rendermi cauto davanti alla versione più semplice. La seconda riguarda il bersaglio: se il problema fosse davvero l’insider trading sui mercati predittivi, un ingegnere che indovina una classifica di ricerche sarebbe l’ultimo dei guai, perché su quelle stesse piattaforme è passato qualcosa di incomparabilmente più grave.
L’elefante nella stanza: chi scommette sulle guerre
Un’inchiesta di CBS e 60 Minutes, basata sul lavoro dell’Anti-Corruption Data Collective, ha individuato nove account collegati fra loro che hanno incassato oltre 2,4 milioni di dollari scommettendo quasi solo su azioni militari americane, con un tasso di vittoria del 98% su più di ottanta puntate, e azzeccando le date esatte dei passaggi cruciali della guerra con l’Iran, dai primi raid statunitensi fino all’annuncio del cessate il fuoco. C’è chi, secondo le stesse analisi, ha guadagnato quasi un milione di dollari dal 2024 puntando ripetutamente su operazioni militari non ancora di dominio pubblico, in Israele due persone sono già state incriminate per aver usato informazioni classificate per scommettere su quegli attacchi, e perfino un sergente delle forze speciali americane, Gannon Van Dyke, è finito sotto accusa a New York per aver scommesso sull’operazione che ha rovesciato Maduro in Venezuela. Roba che con la fortuna o con il fiuto del giocatore non ha nulla a che vedere: qui c’è qualcuno che piazza la scommessa prima che cada la bomba, cioè la forma più pura e pericolosa di insider trading immaginabile, quella che lucra sui segreti di guerra.
E adesso nominiamolo davvero, l’elefante nella stanza, perché fare finta di non vederlo sarebbe disonesto. Il presidente degli Stati Uniti difende pubblicamente i prediction market come “una grande industria”, la sua amministrazione è apertamente ostile agli Stati americani che provano a vietarli, e l’autorità federale che ha riabilitato Polymarket lavora sotto di lui; nel frattempo suo figlio Donald Trump Jr. è consulente pagato di Kalshi e siede insieme nel board di Polymarket, dopo che il suo fondo 1789 Capital vi ha investito decine di milioni, mentre la società di media di famiglia si prepara a lanciare la propria piattaforma concorrente. Il futuro regolatorio di questi mercati, come documenta la stampa di settore, è ormai inseparabile dagli interessi economici della famiglia che governa. Ed è allora che il sospetto diventa lecito: che Spagnuolo sia un caso pilota, il primo bersaglio comodo di una dottrina che si collauda sui piccoli per poterla un giorno usare, o non usare, sui grandi. Scegliere come volto dell’insider trading sui mercati predittivi un trentaseienne italiano che ha scommesso su una classifica di ricerche, mentre i nove account che hanno cavalcato i bombardamenti restano anonimi e i conflitti d’interesse siedono ai piani alti, somiglia meno a un trionfo della giustizia e più a un sacrificio comodo: lo straniero senza potere punito alla lettera, l’elefante lasciato pascolare indisturbato.
Quando il mercato scommette sulla morte
C’è poi la dimensione che l’Europa, con il suo istinto a chiamare le cose col loro nome scomodo, ha colto per prima: questi mercati restano, alla fine, gioco d’azzardo, e il gioco d’azzardo si porta dietro le sue vittime. Negli Stati Uniti, dove le scommesse sportive tradizionali richiedono in genere ventun anni, i prediction market sono accessibili a partire dai diciotto, e questo li ha trasformati, denuncia un’inchiesta della CNN, in un imbuto verso la dipendenza per ragazzi che il gioco d’azzardo classico non potrebbe ancora servire, mentre gli esperti di addiction ricordano una cosa che la neuroscienza sa bene, e cioè che la corteccia che governa il controllo degli impulsi non finisce di maturare prima dei venticinque anni. Non sorprende che a Washington sia stato presentato un Prediction Market Act per imporre programmi di autoesclusione e verifica dell’età, né che Kalshi sia già finita in una class action per aver sfruttato la dipendenza dei propri utenti.
Si comincia coi diciottenni che puntano sullo sport e si finisce, all’altro capo della scala, a scommettere sulla morte di un uomo. Quando su Kalshi è apparso un mercato sulla fine della Guida Suprema iraniana Khamenei, la piattaforma ha congelato 54 milioni di dollari di scommesse dichiarando di non permettere transazioni “directly tied to death” (Trad. “direttamente legate alla morte”), e si è ritrovata citata in giudizio dagli scommettitori che quella regola non l’avevano vista scritta da nessuna parte. Mercati sulla salute del Papa, sui morti di una catastrofe, sull’esito di una guerra: ogni volta che un evento umano doloroso diventa un titolo da comprare si crea un incentivo economico a tifare per il peggio, e una società che mette un prezzo sulla disgrazia altrui sta facendo qualcosa di diverso dall’aggregare informazione, sta normalizzando l’idea che non esista evento, per quanto tragico, che non possa diventare una posizione di portafoglio.
Cosa farne, da europei
Resto convinto che il proibizionismo sia la risposta più pigra di tutte, e trovo intellettualmente onesta l’idea che un mercato possa prevedere il futuro meglio di un esperto: in molti casi è vero, e buttare via lo strumento per paura dei suoi abusi sarebbe miope quanto adottarlo senza difese. Ma la storia di AlphaRaccoon e la mappa dei divieti europei raccontano insieme una lezione che vale la pena portarsi a casa: gli Stati Uniti hanno deciso di chiamare questi mercati “finanza” e di lasciarli crescere, scommettendo di poterli regolare strada facendo, e intanto inseguono l’insider che li svuota di senso e i diciottenni che ci si rovinano. L’Europa ha deciso di chiamarli “gioco d’azzardo” e di tenerli alla porta, accettando il prezzo di apparire arretrata e di vedere quei divieti aggirati con una rete privata virtuale.
La verità è che nessuna delle due risposte è completa, perché la domanda decisiva è una sola: chi possiede il potere di decidere cosa sono questi mercati. Che funzionino o no viene dopo. È la stessa partita che giochi quando programmi le persone invece delle macchine: chi controlla il nome di una cosa ne controlla il destino. Finché lasceremo che a chiamare “saggezza della folla” un sistema che premia chi ha rubato l’informazione, e “innovazione finanziaria” una bisca aperta ai diciottenni, siano le stesse piattaforme e le famiglie che le possiedono, staremo regalando loro il dizionario con cui verremo governati.
E un trentaseienne italiano che vince un milione e due con un account chiamato come un procione, salvo poi finire incriminato a New York mentre l’elefante pascola indisturbato, è la prova vivente che quel dizionario, scritto male, lo paghiamo noi.
Per approfondire
SOURCES
- BleepingComputer: “US charges Google security engineer with Polymarket insider trading” (27 maggio 2026) — https://www.bleepingcomputer.com/news/security/us-charges-google-security-engineer-with-polymarket-insider-trading/
- U.S. Department of Justice, SDNY: “Google Employee Charged With Insider Trading” (27 maggio 2026) — https://www.justice.gov/usao-sdny/pr/google-employee-charged-insider-trading
- Pew Research Center: “Trading volume on prediction markets has soared in recent months” (27 maggio 2026) — https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/05/27/trading-volume-on-prediction-markets-has-soared-in-recent-months/
- PR Newswire: “Polymarket Acquires CFTC-Licensed Exchange and Clearinghouse QCEX for $112 Million” (luglio 2025) — https://www.prnewswire.com/news-releases/polymarket-acquires-cftc-licensed-exchange-and-clearinghouse-qcex-for-112-million-302509626.html
- iGaming Business: “French regulator intervenes to block crypto operator Polymarket” (2025) — https://igamingbusiness.com/legal-compliance/french-regulator-block-cryto-operator-polymarket/
- SBC News: “Belgium blocks Polymarket as blacklisted website” (3 febbraio 2025) — https://sbcnews.co.uk/sportsbook/2025/02/03/polymarket-belgium-ban/
- Cryptonomist: “Polymarket ban in Italy: ADM blacklists crypto platform” (22 ottobre 2025) — https://en.cryptonomist.ch/2025/10/22/polymarket-ban-italy/
- Casino.org: “Polymarket Sponsors Lazio in $22M Deal Despite Italy Ban” (2026) — https://www.casino.org/news/polymarket-sponsors-lazio-in-22m-deal-despite-italy-ban/
- CoinDesk: “Spain joins growing list of countries shutting out Polymarket and Kalshi” (26 maggio 2026) — https://www.coindesk.com/policy/2026/05/26/spain-joins-growing-list-of-countries-shutting-out-polymarket-and-kalshi
- Euronews: “The business of predicting the future is booming, but EU regulators remain uneasy” (30 dicembre 2025) — https://www.euronews.com/business/2025/12/30/the-business-of-predicting-the-future-is-booming-but-eu-regulators-remain-uneasy
- Oxford Business Law Blog: “Regulating Prediction Markets in Europe Requires a Prediction Test” (marzo 2026) — https://blogs.law.ox.ac.uk/oblb/blog-post/2026/03/regulating-prediction-markets-europe-requires-prediction-test
- CNN Business: “The ads got to me: College-age adults are rushing to prediction market sites. Addiction experts are alarmed” (28 maggio 2026) — https://www.cnn.com/2026/05/28/economy/prediction-markets-kalshi-young-adults
- CBS News / 60 Minutes: “Suspected insider accounts net $2.4 million on Polymarket Iran war bets with 98% win rate” — https://www.cbsnews.com/news/betting-on-iran-war-insider-trading-concerns-prediction-markets-60-minutes/
- The CryptoTimes: “Trump Backs Prediction Markets As Family Holds Ties to Polymarket & Kalshi” (27 maggio 2026) — https://www.cryptotimes.io/2026/05/27/trump-backs-prediction-markets-as-family-holds-ties-to-polymarket-kalshi/
- Front Office Sports: “Kalshi Advisor Donald Trump Jr. Joins Rival Polymarket Board” — https://frontofficesports.com/donald-trump-jr-kalshi-polymarket/
- Friedrich A. Hayek: “The Use of Knowledge in Society”, American Economic Review (1945)
- Lawrence Lessig: Code and Other Laws of Cyberspace (1999)