Mag 20, 2026 Attacchi, In evidenza, News, RSS
Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo.
Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete Huawei VRP, sfruttato tramite traffico malevolo appositamente costruito per mandare in crash i router dell’operatore nazionale POST Luxembourg.

L’attacco, avvenuto il 23 luglio 2025, ha causato un’interruzione completa delle comunicazioni mobili 4G e 5G, della telefonia fissa e persino di parte dei servizi di emergenza nazionali per oltre tre ore.
La vicenda solleva interrogativi particolarmente delicati non solo sul piano tecnico, ma anche su quello della trasparenza nella disclosure delle vulnerabilità critiche che coinvolgono infrastrutture telecom strategiche.
Secondo le informazioni emerse, l’attacco avrebbe sfruttato un’anomalia mai documentata pubblicamente nel software di routing Huawei. Paul Rausch, responsabile comunicazione di POST Luxembourg, ha confermato che l’incidente è stato causato da un attacco denial-of-service basato su un “comportamento non pubblico e non documentato” per il quale non esisteva alcuna patch disponibile al momento dell’incidente. Il traffico malevolo avrebbe innescato un ciclo continuo di reboot dei router enterprise Huawei, causando il collasso progressivo di parti critiche dell’infrastruttura telecom nazionale.
L’aspetto più interessante è che gli investigatori lussemburghesi non ritengono che l’attacco fosse necessariamente diretto contro il Lussemburgo come bersaglio specifico. Secondo le autorità, il traffico malevolo potrebbe semplicemente essere transitato attraverso l’infrastruttura di POST Luxembourg, provocando accidentalmente il crash dei dispositivi Huawei invece della normale elaborazione e inoltro dei pacchetti. In pratica, i router avrebbero reagito al traffico anomalo entrando in una condizione di failure non prevista che li costringeva a riavviarsi ripetutamente.
Diversi elementi emersi nelle indagini portano a classificare l’incidente come un possibile zero-day, cioè una vulnerabilità sconosciuta pubblicamente e priva di patch disponibili. Secondo le fonti citate da Recorded Future News, Huawei avrebbe dichiarato di non aver mai osservato un comportamento simile presso altri clienti e di non aver avuto a disposizione in quel momento una soluzione pronta per mitigare il problema.
Il punto più controverso riguarda però l’assenza totale di disclosure pubblica.
A quasi dieci mesi dall’incidente, non risulta infatti assegnato alcun identificativo CVE pubblico relativo alla vulnerabilità sfruttata nell’attacco. Non esistono advisory aperti alla comunità di sicurezza, né dettagli tecnici che consentano agli operatori telecom di verificare eventuali esposizioni analoghe.
E questo è un problema. I CVE rappresentano infatti uno dei principali strumenti globali per tracciare vulnerabilità, coordinare attività di remediation e permettere ai team SOC e CERT di identificare rapidamente i sistemi vulnerabili.
L’assenza di disclosure pubblica crea quindi un problema potenzialmente sistemico: altri operatori che utilizzano gli stessi apparati Huawei potrebbero non sapere di essere esposti allo stesso comportamento anomalo.
La vicenda evidenzia anche un cambiamento nel modo in cui Huawei gestisce la disclosure delle vulnerabilità enterprise. Sempre secondo Recorded Future News, mentre il vendor continua a pubblicare CVE per prodotti consumer, le disclosure pubbliche relative ai prodotti enterprise networking sono diventate sempre più rare negli ultimi anni. Huawei pubblica anche advisory di sicurezza enterprise, ma spesso attraverso portali clienti riservati invece che tramite comunicazioni pubbliche aperte alla comunità globale di sicurezza.
La situazione rischia inevitabilmente di alimentare ulteriori tensioni geopolitiche attorno alle infrastrutture telecom cinesi, tema già al centro di anni di dibattiti internazionali su supply chain security, rischio cyber e sovranità digitale.