La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la Sicurezza della Repubblica rappresenta ogni anno uno degli strumenti più utili per
comprendere l’evoluzione delle minacce che incidono sulla sicurezza
nazionale.
L’edizione 2026, presentata nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, alla presenza del Sottosegretario Alfredo Mantovano, del Direttore del DIS Prefetto Rizzi, del Direttore dell’AISE Caravelli, del Direttore dell’AISI Valensise e del Presidente del Copasir Lorenzo Guerini, offre una lettura particolarmente interessante, collocando la tecnologia al centro delle dinamiche strategiche contemporanee.
Tecnologia che fino a poco tempo fa veniva considerata come mero fattore di innovazione economica o industriale, oggi rappresenta una variabile in grado di incidere direttamente sugli equilibri geopolitici, sulla stabilità delle democrazie e sulla capacità degli Stati di esercitare la propria sovranità.
Ecco perché la sicurezza nazionale vede come priorità quantum, cyber e geopolitica.
RELAZIONE ANNUALE DELL'INTELLIGENCE 2026
Il documento descrive uno scenario nel quale le minacce si sviluppano
sempre meno lungo le linee tradizionali del confronto militare e sempre più
all’interno di domini tecnologici interconnessi.
Cyber spazio, infrastrutture digitali, sistemi di comunicazione, dati e capacità computazionale diventano componenti di una stessa architettura di potere.
La Sicurezza Nazionale non viene più interpretata esclusivamente attraverso la dimensione cinetica del conflitto, ma viene letta attraverso una logica multidominio che integra dimensioni tecnologiche, informative, economiche e perfino cognitive.
Uno dei concetti che viene trasferito con grande chiarezza dalla Relazione
riguarda il tema della sovranità tecnologica, ovvero la capacità di uno Stato di controllare infrastrutture digitali, dati, algoritmi e filiere tecnologiche,
componenti oggi vitali per una piena, ma quasi irraggiungibile, autonomia
strategica.
Dipendenze tecnologiche non governate possono diventare leve di pressione geopolitica, riducendo la libertà di azione degli Stati e condizionando decisioni politiche ed economiche.
Adottando queste lenti, la sicurezza delle infrastrutture digitali e la protezione delle supply chain tecnologiche assumono un significato che va ben oltre la dimensione tecnica.
La Relazione dedica ampio spazio all’evoluzione delle minacce cyber, le
attività di spionaggio informatico condotte da gruppi altamente specializzati,
spesso riconducibili a interessi statuali, continuano a rappresentare uno dei
principali strumenti attraverso cui gli attori internazionali cercano di acquisire
vantaggi strategici, spesso e volentieri utilizzando proxy. Gli attacchi non
sono necessariamente orientati a produrre effetti immediati e visibili e spesso
mirano a infiltrare silenziosamente le infrastrutture digitali di un Paese,
posizionando strumenti che potranno essere attivati in futuro, in funzione
dell’evoluzione degli scenari geopolitici.
Questa dinamica ci mostra in maniera chiara la trasformazione del concetto
stesso di conflitto.
La competizione tra Stati si sviluppa sempre più attraverso operazioni persistenti e difficili da attribuire, condotte al di sotto della soglia dello scontro aperto.
Campagne di disinformazione, attacchi informatici, manipolazione dei flussi informativi e pressione economica rappresentano elementi di una strategia più ampia che viene comunemente definita guerra ibrida.
La tecnologia diventa così il fattore in grado di abilitare la convergenza tra
diversi domini di conflitto.
La crescente integrazione tra infrastrutture fisiche e digitali rende sempre più labile il confine tra spazio cyber e spazio materiale, con conseguenze evidenti, attacchi informatici possono produrre effetti tangibili sulle infrastrutture energetiche, sui sistemi sanitari o sui trasporti, mentre operazioni fisiche possonocompromettere le capacità informative e comunicative di un avversario.
All’interno di questo nuovo perimetro, la Relazione introduce un elemento di
particolare interesse, dedicando anche un approfondimento separato, sul
crescente interessamento verso le tecnologie quantistiche.
L’inserto dedicato al quantum computing mostra come la competizione globale stia progressivamente spostandosi anche su questo terreno scientifico perché le potenzialità di queste tecnologie non riguardano soltanto l’accelerazione dei processi di calcolo o lo sviluppo di nuove applicazioni industriali, la valutazione è più ampia, poiché potenzialmente andranno ad incidere direttamente sul paradigma della sicurezza informatica.
Gran parte degli attuali sistemi di protezione delle comunicazioni digitali si
fonda infatti sulla complessità computazionale di determinati problemi
matematici. La prospettiva di computer quantistici pienamente operativi apre
la possibilità di risolvere alcune di queste operazioni con tempi drasticamente
ridotti rispetto ai sistemi tradizionali e questo significa che, in futuro, algoritmi
crittografici oggi considerati sicuri potrebbero diventare vulnerabili.
Questa prospettiva sta già alimentando una nuova corsa tecnologica tra le
principali potenze globali. Stati Uniti, Cina, Unione europea e altre economie
avanzate stanno investendo ingenti risorse nella ricerca quantistica,
consapevoli che la leadership in questo settore potrebbe tradursi in un
vantaggio strategico decisivo.
La capacità di sviluppare sistemi di calcolo quantistico o di implementare protocolli di crittografia resistenti agli attacchi quantistici potrebbe ridefinire gli equilibri della sicurezza digitale globale e la questione ha una prospettiva che va ben oltre l’ambito tecnologico e investe direttamente la dimensione geopolitica.
Il controllo delle tecnologie emergenti, delle infrastrutture di calcolo e degli ecosistemi di innovazione diventa sempre più un elemento di competizione tra Stati.
La storia delle rivoluzioni tecnologiche mostra come il primato scientifico e industriale possa tradursi rapidamente in vantaggio economico, militare e politico.
La Relazione dell’Intelligence restituisce un messaggio chiaro, ovvero
che la Sicurezza Nazionale dipende sempre più dalla capacità di comprendere e governare le trasformazioni tecnologiche in corso.
Per gli apparati di intelligence ciò significa sviluppare strumenti analitici in grado di anticipare le traiettorie dell’innovazione, monitorare le catene globali del valore tecnologico e individuare tempestivamente vulnerabilità sistemiche.
La sfida principale riguarda la capacità di integrare competenze diverse.
Analisi geopolitica, conoscenza tecnologica, valutazione economica e
comprensione dei fenomeni informativi devono convergere in un approccio
realmente multidisciplinare che attraverso questa integrazione renderà
possibile l’interpretazione della complessità degli scenari contemporanei.
La Relazione 2026 di fatto conferma una trasformazione già in atto da diversi anni, la Sicurezza Nazionale si gioca sempre più nella capacità di governare l’interdipendenza tra tecnologia e potere.
Cyber spazio, infrastrutture digitali, dati, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche sono diventati i nuovi terreni sui quali si misura la competizione strategica tra Stati e comprendere questa trasformazione è una condizione necessaria per sviluppare politiche di sicurezza adeguate alle sfide del presente.
Ed è proprio su questo terreno che l’intelligence continuerà a svolgere un ruolo centrale, non soltanto nella difesa dello Stato, ma nell’anticipazione delle dinamiche che plasmeranno gli equilibri globali dei prossimi anni.
La Relazione dedica inoltre attenzione agli scenari geopolitici che continuano
a incidere sulla sicurezza europea e mediterranea.
Il conflitto tra Russia e Ucraina rimane uno dei principali fattori di instabilità nel continente e rappresenta al tempo stesso un laboratorio in cui si sperimentano nuove modalità di integrazione tra dominio militare, cyber e informativo.
Le operazioni digitali, le campagne di disinformazione e gli attacchi alle
infrastrutture critiche dimostrano come la dimensione tecnologica sia ormai
parte integrante delle strategie di pressione e di influenza tra Stati, allo stesso tempo le crisi nel Medio Oriente, dal teatro di Gaza alle tensioni che
coinvolgono Iran, Libano e Siria, continuano a produrre effetti rilevanti sugli
equilibri regionali, sulle rotte energetiche e sulle dinamiche di sicurezza che
interessano direttamente l’Europa.
Nell’analisi assume grande rilievo anche la dimensione economico-finanziaria della sicurezza.
La crescente digitalizzazione dei mercati, l’uso delle criptovalute e lo sviluppo di infrastrutture basate su tecnologie blockchain stanno modificando le modalità con cui capitali, risorse e strumenti finanziari possono essere movimentati a livello globale.
Questi strumenti offrono opportunità di innovazione e di efficienza, ma allo stesso tempo introducono nuove aree di vulnerabilità che possono essere sfruttate da reti criminali, attori ostili o organizzazioni terroristiche per aggirare sistemi di controllo tradizionali e sostenere attività illecite.
Anche per questa ragione la sicurezza economica e la sicurezza tecnologica tendono sempre più a sovrapporsi, rendendo necessario un approccio di intelligence capace di integrare analisi geopolitica, monitoraggio finanziario e comprensione delle dinamiche tecnologiche.
In conclusione, la lettura complessiva della Relazione restituisce un quadro
nel quale tecnologia, geopolitica ed economia strategica tendono sempre più
a convergere, come rilevato sin dall’inizio; cyber spazio, infrastrutture digitali,
intelligenza artificiale, blockchain e tecnologie quantistiche stanno progressivamente trasformando il terreno sul quale si sviluppa la competizione tra Stati.
Parliamo ormai di strumenti di innovazione attraverso cui si costruiscono vantaggi strategici, si esercitano forme di pressione economica e si ridefiniscono gli equilibri internazionali.
Per questo motivo la sicurezza nazionale richiede oggi una capacità di analisi
in grado di andare oltre la semplice osservazione degli eventi. Comprendere
le traiettorie dell’innovazione tecnologica, monitorare le interdipendenze
economiche e anticipare le implicazioni geopolitiche delle nuove infrastrutture digitali diventa la base dell’attività di intelligence.
La vera sfida strategica consiste nella capacità di leggere per tempo i segnali deboli del cambiamento ed è in questa capacità di anticipazione che risiede oggi una delle funzioni più rilevanti dell’intelligence contemporanea, che deve fornire al decisore pubblico strumenti interpretativi adeguati a governare trasformazioni che, sempre più spesso, nascono nei laboratori di ricerca e nei sistemi digitali prima ancora che nei teatri geopolitici tradizionali.