Cyber attacchi, colpita un’azienda su tre: il rischio di eccessi burocratici, come semplificare
好的,我现在需要帮用户总结一篇文章的内容,控制在100字以内。首先,我得仔细阅读用户提供的文章内容,理解其主要观点和数据。 文章主要讲的是意大利企业在网络安全方面的现状和挑战。数据显示,超过三分之一的大型企业遭受过网络攻击,导致了高昂的恢复成本和运营中断。此外,2025年意大利的网络安全市场价值达到了27.8亿欧元,比2024年增长了12%。预计到2026年,70%的大企业计划增加网络安全支出,并重新评估应急响应计划。 专家Gabriele Faggioli指出,尽管现有的法规加强了安全生态系统,但过多的规范反而导致了复杂性和资源浪费。他建议需要简化法规,促进知识共享和规模化经济,避免重复劳动和无效投资。 接下来,我需要将这些信息浓缩到100字以内。要确保涵盖关键数据、现状、问题以及专家建议。同时,语言要简洁明了,避免使用复杂的术语。 最后,检查字数是否符合要求,并确保内容准确传达原文的核心信息。 </think> 意大利企业正面临日益严重的网络攻击威胁,超过三分之一的大企业遭受攻击并造成重大损失。为应对风险,网络安全支出持续增长至30亿欧元。专家指出需简化复杂法规以提高效率,并推动知识共享以优化资源配置。 2026-2-27 14:18:15 Author: www.cybersecurity360.it(查看原文) 阅读量:6 收藏

I cyber attacchi ormai colpiscono oltre un’azienda italiana su tre. Non stupisce che la spesa delle aziende in cyber security continui a crescere, ora sfiorando i 3 miliardi di euro. Risulta dall’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, pubblicato ieri.

“Il quadro normativo in sé per sé non è un’arma di difesa in quanto tale”, commenta Gabriele Faggioli, Ceo Partners4Innovation – P4I, “ma deve fornire delle indicazioni”.

Ecco cosa serve veramente per mitigare i rischi e quali sono le cifre in gioco del mercato cyber security nel 2025.

Osservatorio Cybersecurity & Data Protection: i dati

L’indagine dell’Osservatorio afferma che il 34% delle grandi imprese italiane ha subito cyber attacchi, con conseguenze pesanti in termini di costi di ripristino. Inoltre il 3% ha subito ancheimpatti negativi sull’operatività.

Il mercato italiano della cyber security ha archiviato il 2025 a quota 2,78 miliardi di euro in valore, in crescita del 12% rispetto al 2024.

Inoltre ben 7 grandi aziende su dieci hanno pianificato un aumento della spesa cyber nel 2026. Il 57% prevede anche una revisione strutturale dei piani di incident response per il rilevamento, gestione e contenimento dei cyber attacchi.

Attacchi cyber che sono sempre più attacchi alla supply chain e sempre più Ai-dreiven in era di AI generativa e Agenti AI.

Ma, proprio per questo, “serve un quadro univoco senza eccessi burocratici”, spiega Faggioli. Ecco come semplificare.

Come mitigare i rischi semplificando il quadro normativo

L’ecosistema normativo è già molto articolato. Legge n. 90/2024 sulla cybersicurezza nazionale, il recepimento della Direttiva NIS2 tramite D.Lgs. n. 138/2024, il DPCM del 30 aprile 2025 sugli acquisti ICT strategici e la Strategia nazionale di cybersicurezza 2025-2027.

Tutte queste normative “hanno rafforzato l’ecosistema, ma lo hanno anche complicato”, secondo Gabriele Faggioli: “Contemporaneamente è un bene, perché si spinge più aziende ad essere più attente alla tematica (dei rischi cyber, ndr). Tuttavia, dall’altra parte, l’eccesso di regolamentazione rischia di diventare frammentazione normativa, distogliendo investimenti dalla sicurezza cyber applicata: si rischia di perdere in sovrastruttura organizzativa o framework che aggravano le attività delle imprese senza offrire un vantaggio reale“.

In futuro, “servirà razionalizzare le norme e renderle coerenti fra loro. Dall’altra parte sono molto convinto che bisogna ragionare in una chiave di normative che permettono knowledge sharing in economia di scala. Non ha senso che il legislatore chieda a tutte le aziende di fare tutti lo stesse cose, moltiplicando adempimenti che non portano un valore”, secondo Gabriele Faggioli.

Ecco un esempio. “Ti chiedono la mattina di valutare la postura dei fornitori, è giusto farlo. Ma se un fornitore è Microsoft, ed è fornitore di 100mila imprese, sarebbe più semplice se eseguisse l’analisi della postura cyber un ente terzo di certificazione o un’autorità per conto di tutti. Ciò alleggerirebbe le procedure”.

Con fornitori e centinaia di sub-fornitori, gli oneri diventano molto importanti. Dunque, “bene l’apparato normativo, ma ora è tempo di razionalizzazione ed efficientamento”.


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