Un framework di sicurezza non è una comoda checklist che, una volta completata, porta ad una falsa percezione di sicurezza.
È una guida per identificare, valutare e mitigare i rischi informatici attraverso sei fasi essenziali: categorizzare il sistema informativo, selezionare controlli di sicurezza, implementarli, valutarli, autorizzare il funzionamento con accettazione formale del top management, monitorare e rivalutare annualmente.
La scelta tra NIST (completo ma personalizzabile), ISO 27001 (flessibile e globale), COBIT (governance IT), PCI DSS (carte di credito) o altri framework dipende dalle esigenze specifiche dell’organizzazione.
Spesso serve l’integrazione di più framework per coprire tutte le aree critiche. Il CISO che trova un risk management già attivo deve valutare, integrare o costituire il Comitato Esecutivo di Sicurezza, razionalizzare controlli e solo alla fine introdurre tecnologie, superando approcci “one size fits all” e “set & forget”.
Per questi motivi è utile guidare la scelta strategica del framework più appropriato e la sua implementazione efficace, trasformando standard generici in protezione specifica attraverso il modello concentrico TPP che mette tecnologie al servizio di processi, al servizio delle persone[1].

Un framework di sicurezza è un insieme di strumenti, standard, procedure e modelli che aiutano a stabilire, implementare, monitorare e migliorare la sicurezza delle informazioni all’organizzazione.
I framework possono essere sviluppati da organizzazioni governative o enti settoriali, progettati per essere abbastanza generici da adattarsi alle esigenze specifiche di chiunque li adotti.
Non si tratta di comode checklist o del compitino che, una volta completato, porta a falsa percezione di sicurezza. Piuttosto rappresentano guide per identificare, valutare e mitigare i rischi per la sicurezza.
Tutti i framework di sicurezza condividono caratteristiche comuni, qualunque si scelga:
Ecco una breve panoramica sulle caratteristiche e contesti applicativi dei principali framework di sicurezza a cui le aziende possono adeguarsi.
Il National Institute of Standards and Technology, ente omologo di AgID, offre vasta gamma di documenti e linee guida per la sicurezza delle informazioni. Il framework NIST è noto per essere molto completo e ampiamente accettato, ma può richiedere un certo livello di personalizzazione per adattarsi alle esigenze specifiche.
NIST SP 800-53, documento specifico che definisce controlli di sicurezza puntuali, può essere riferimento utile per organizzazioni che cercano guida dettagliata sulla sicurezza delle informazioni.
Lo standard internazionale più noto e adottato per la gestione della sicurezza. È famoso per essere flessibile e applicabile ad una vasta gamma di organizzazioni in tutto il mondo.
Richiede un approccio basato sul rischio e può essere integrato con NIST.
Spesso le organizzazioni integrano più framework per coprire tutte le aree critiche di sicurezza e conformità.
La personalizzazione e l’integrazione possono essere necessarie per adattare un framework alle esigenze specifiche dell’organizzazione.
Tutti i framework contengono buone pratiche di “cyber igiene” in relazione alla Triade CIA:
A questi tre pilastri della cyber security possiamo aggiungere un “bonus” che è quello del cyber buon senso: implementazione di policy, procedure e controlli che riflettono raccomandazioni delle organizzazioni leader, con valutazione adeguata dei rischi e pianificazione di risposte proporzionate.
È chiaro, dunque, che quando il CISO trova un risk management program già attivo deve agire strategicamente:
La proposta di passare dal paradigma del Triangolo d’Oro PPT a quello concentrico TPP serve a superare approcci “one size fits all” (taglia unica per tutto) e “set & forget” (imposti le tecnologie e te le dimentichi).
Non esiste tecnologia che si paga, si installa e automaticamente compie la magia per cui te l’hanno venduta: come qualsiasi investimento, anche la tecnologia deve essere messa in condizione di restituire valore attraverso una scelta ponderata e una gestione accurata del suo ciclo di vita.
La tecnologia si basa su tre componenti che la mettono al servizio dei processi, a loro volta al servizio delle persone:
Il CISO effettua revisione e monitoraggio continuo di tecnologie, reti e postura di sicurezza, documenta controlli non conformi e li segnala al comitato di sicurezza o stakeholder interessati.
Questo processo permette di adottare misure correttive e migliorare costantemente la gestione della sicurezza, sostituendo controlli con flussi di lavoro più efficienti o altri metodi, spesso con costi ridotti o addirittura gratuiti.
Il Framework va visto come un punto di partenza, non di destinazione. La scelta di un framework è passo fondamentale per garantire robusta strategia di sicurezza: ogni framework ha peculiarità e può essere più idoneo alle esigenze specifiche dell’organizzazione, ma appunto rappresenta la base per costruire sicurezza efficace, non la destinazione finale.
Il successo di questa adozione è decretato dalla capacità di personalizzare e integrare framework diversi per creare un ecosistema di sicurezza che rifletta realmente i rischi, le risorse e gli obiettivi dell’organizzazione specifica.
La lezione è chiara: non esiste framework perfetto in assoluto, ma solo framework appropriato al contesto specifico, implementato con competenza e adattato dinamicamente all’evoluzione organizzativa.
[1] Per approfondire le metodologie di valutazione e selezione dei framework, le tecniche di integrazione multistandard e gli strumenti per personalizzare l’implementazione, il Manuale CISO Security Manager fornisce guide operative per trasformare standard generici in protezione specifica attraverso approcci strategici mirati.