Ogni anno il 28 gennaio si tiene in Europa il Data Protection Day, il cui obiettivo principale è sensibilizzare individui ed organizzazioni sull’importanza della privacy e della protezione delle informazioni personali, oltre alle migliori pratiche per mantenere al sicuro i dati critici.
Il Data Protection Day ha avuto origine in Europa, istituito nel 2006 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per commemorare la firma della Convenzione 108 nel 1981, i.e. il primo trattato internazionale dedicato alla protezione dei dati personali degli individui nel contesto del trattamento automatizzato.
È giusto ricordare che tale convenzione ha avuto un ruolo importante nell’aumentare la consapevolezza globale sulla protezione dei dati e sulla cyber security, contribuendo a definire quadri moderni come il General Data Protection Regulation (GDPR).
Al di fuori dell’Europa, anche altri paesi hanno iniziato a celebrare la Data Protection Day, ma con il nome di Data Privacy Day. Negli Stati Uniti e in Canada, la giornata è stata celebrata per la prima volta nel 2008 e da allora si celebra ogni anno.
È importante ricordare che esiste una differenza tra la privacy dei dati e la sicurezza dei dati, sebbene siano strettamente correlate, esse hanno funzioni diverse e, precisamente:
I dati personali, nell’attuale contesto di digitalizzazione accelerata, sono raccolti continuamente da una molteplicità di dispositivi connessi: computer, smartphone, dispositivi IoT (Internet of Things), wearable e sistemi smart home.
Purtroppo, in alcuni casi, tale processo avviene in modo poco trasparente o poco evidente per gli utenti, che non hanno piena consapevolezza della portata e della granularità delle informazioni acquisite.
Di fatto, i dati, una volta raccolti – nonostante le disposizioni vigenti – sono frequentemente conservati per periodi indefiniti e possono essere anche utilizzati per elaborare profili dettagliati degli individui, includendo preferenze comportamentali, abitudini di consumo, stato di salute e status socioeconomico.
Inoltre, tali informazioni possono essere analizzate, aggregate, condivise con terze parti o monetizzate attraverso meccanismi di data brokerage, spesso al di fuori del controllo diretto dell’utente.
Pertanto, in questo scenario, il Data Protection Day assume un ruolo cruciale per:
Inoltre, in occasione del Data Protection Day vengono promosse numerose iniziative – quali, conferenze, webinar, eventi e strumenti pratici – dedicate alle principali criticità della privacy e alla diffusione delle best practice per far comprendere ulteriormente che la sicurezza dei dati non è soltanto una questione tecnica o di responsabilità condivisa, ma rappresenta un elemento fondamentale per rafforzare la cultura aziendale, ponendo la privacy al centro delle strategie e delle operatività organizzative.
Di fatto le organizzazioni, in tal senso, dovrebbero adoperarsi per garantire quanto di seguito illustrato.
1) Comunicazione e responsabilizzazione – Ovvero si tratta di:
2) Resilienza organizzativa – È risaputo che un impegno collettivo verso la privacy rafforza la capacità dell’organizzazione di prevenire, di rilevare e di rispondere efficacemente alle violazioni dei dati, riducendo sia l’impatto operativo sia quello reputazionale degli incidenti, considerando:
3) Revisione della conformità normativa – Le organizzazioni operano in un panorama normativo complesso, caratterizzato da regolamenti come il GDPR in Europa, il CCPA in California e altre legislazioni settoriali specifiche. Il Data Privacy Day offre un momento strutturato per:
4) Privacy come vantaggio competitivo – Dare priorità alla protezione dei dati genera:
Vantaggi competitivi:
In sintesi, un approccio proattivo alla privacy non è solo un obbligo normativo, ma si converte in una strategia di business che genera valore sostenibile nel tempo.
Il rapporto “State of Privacy 2026” – recentemente pubblicato da ISACA (Information Systems Audit and Control Association) e scaturito dall’intervista a circa 1.800 professionisti della privacy a livello globale – fornisce approfondimenti sul personale addetto alla privacy, sulle operazioni, sulle violazioni, sulla formazione, sulla consapevolezza, oltre che sulla privacy by design e sull’uso di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei professionisti della privacy.
Dal rapporto di ISACA si evince una preoccupante contraddizione nelle organizzazioni europee: a fronte dell’aumento delle minacce alla privacy e delle richieste normative, i team dedicati alla privacy risultano ancora sottodimensionati con il 39% dei ruoli legali e il 51% di quelli tecnici in ambito privacy sottodimensionati, e il 26% dei professionisti che teme violazioni sostanziali entro l’anno.

Fonte immagine – ISACA State of Privacy 2026
Inoltre, la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente, poiché più della metà delle organizzazioni (54%) prevede tagli ai budget per la privacy nel 2026, aggravando il divario tra responsabilità crescenti e risorse disponibili.

Nonostante l’Europa presenti uno degli ambienti normativi più maturi al mondo, un quarto dei Consigli di amministrazione non dà adeguata priorità alla privacy, trattandola come mero requisito di conformità anziché imperativo strategico.
I team rivelano di operare sotto crescente pressione – il 67% riporta maggiore stress rispetto a cinque anni fa – mentre gestiscono: la complessità delle nuove tecnologie (un ostacolo per il 49%); le normative internazionali (difficoltà per il 51%); la mancanza di risorse competenti (per il 46% degli intervistati).
Risulta, inoltre, che solo l’47% degli intervistati è completamente fiducioso nella capacità della propria organizzazione di conformarsi alle leggi emergenti.



Fonte immagine – ISACA State of Privacy 2026
Inoltre, il rapporto sottolinea che, sebbene il 79% utilizzi framework normativi come il GDPR e implementi controlli di sicurezza, persistono lacune critiche e, precisamente:

Fonte immagine – ISACA State of Privacy 2026
Ancora, dal report emerge che – relativamente all’adozione dell’AI per attività connesse alla privacy – il 34% delle organizzazioni non prevede ancora di utilizzare soluzioni di AI o machine learning in questo ambito (dato in diminuzione rispetto al 43% registrato nel 2025).
Al contrario, il 30% delle organizzazioni intende implementare tali tecnologie nei prossimi 12 mesi, evidenziando così un cambiamento significativo nell’approccio alla gestione della privacy.

Fonte immagine – ISACA State of Privacy 2026
Il Data Privacy Day, istituito per sensibilizzare individui e organizzazioni sull’importanza della protezione dei dati personali e promuovere le migliori pratiche in materia di privacy, si inserisce in un contesto in cui la privacy dei dati nel 2026 impone una trasformazione organizzativa profonda.
L’evoluzione normativa, la crescente rilevanza della governance dell’intelligenza artificiale e il ruolo attivo dei consumatori rendono la privacy una priorità strategica e un elemento distintivo per il Consiglio di amministrazione.
Pertanto, le organizzazioni che considerano la privacy solo come un adempimento formale saranno esposte a maggiori rischi legali, danni reputazionali e perdita di fiducia. Al contrario, chi integrerà la privacy nella propria strategia aziendale potrà beneficiare di un vantaggio competitivo, rafforzando la relazione con i clienti, riducendo i rischi normativi e aumentando la resilienza operativa.
Inoltre, la combinazione di enforcement rigoroso, tecnologie emergenti e aspettative crescenti dei consumatori richiede che la privacy sia gestita come funzione centrale del business, con il coinvolgimento diretto del management, la collaborazione tra i diversi stakeholder, oltre a prevedere investimenti continui.
Il futuro digitale richiede, infatti, una cultura matura, in cui la consapevolezza sui dati e la sicurezza informatica rappresentano competenze essenziali. Pertanto, la digital literacy deve comprendere la conoscenza dei propri diritti, la comprensione dei rischi legati alla condivisione dei dati e la padronanza degli strumenti di tutela.
Inoltre, è fondamentale che le istituzioni e le organizzazioni – a fronte della continua diffusione dell’AI – promuovano trasparenza algoritmica e accountability delle piattaforme, mentre i singoli individui sono chiamati a sviluppare un approccio sempre più critico e consapevole verso la tecnologia.
Ovvero, la tradizionale triangolazione tra dati, libertà e cyber security deve oggi includere anche la governance dell’AI, delineando così un quadrilatero di sicurezza democratica che protegga infrastrutture, processi decisionali algoritmici e la stessa democrazia.